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Ravenna ■■■ (Ravènna) » Gianfranco Camerani - ■■¶

Gianfranco CameraniGianfranco Camerani è nato a Castiglione di Ravenna (Cas-ciòũ d Ravènna), dove vive tutt’ora. Castiglione di Ravenna sorge sulla sponda sinistra del fiume Savio (e’ Sêvi), che la separa da Castiglione di Cervia (Cas-ciũ d Zìria). Le due località sono geograficamente contigue, ma il Savio ha sempre costituito un importante confine economico e amministrativo, tant’è che oggi esse appartengono a due comuni diversi e attraversando il ponte che le divide si sentono alcune significative differenze nei dialetti. Pur avendo vissuto quasi tutta la vita a Castiglione, Camerani ha trascorso l’infanzia a S. Zaccaria (Sa’ Zacarì), lungo la Via Dismano (e’ Ṡmã), presso la famiglia materna, dove ha imparato il dialetto del luogo. Castiglione di Ravenna e S. Zaccaria distano solo pochi chilometri, tuttavia i due dialetti presentano differenze significative, essendo le due località separate dal torrente Bevano (e’ Dbã).

Camerani è noto soprattutto per essere stato il presidente dell’Associazione «Istituto Friedrich Schürr», che ha guidato dal 2000 al 2010, anni in cui l’Associazione ha avuto un imponente sviluppo e ha avviato molti prestigiosi progetti per la valorizzazione dei dialetti romagnoli. Per molti anni ha esercitato la professione di maestro di scuola elementare.

Attività didattica

Gianfranco Camerani è un rappresentante esemplare di una categoria di romagnoli che hanno dato molto alla cultura popolare: i maestri di scuola elementare. Fra questi possiamo ricordare Libero Ercolani (Bastia, 1914-1997), autore del celeberrimo Vocabolario romagnolo-italiano italiano-romagnolo (Ravenna : Edizioni del Girasole, 1971), che resta uno dei documenti più preziosi sul dialetto romagnolo.

E’ Nadêl dl êlbar

Camerani scrisse la versione originaria di questo testo diversi anni fa, in italiano, assieme ai suoi allievi di prima elementare. Nella intervista rilasciata a Davide Pioggia in occasione delle registrazione della lettura Camerani ha raccontato così la genesi del testo: «Questo non è stato fatto, come si può pensare, per commuovere. Nacque dai testi che scrivevamo in prima, per Natale. Secondo il mio modo di impostare il lavoro la variazione dei punti di vista era una cosa che bisognava coltivare fin dalla prima. Un’idea era stata quella di parlare dell’albero di Natale, perché tutti avevano fatto l’albero di Natale. Allora dicemmo: “Facciamo finta che sia l’albero a raccontare”». Non era dunque nelle originarie intenzioni di Camerani o dei suoi allievi scrivere un brano «così drammatico», e questo risultato si è prodotto «perché cambiando il punto di vista poi devi andare avanti con razionalità. È come uno che scrive un romanzo: è lui che lo inventa, però una volta che è partito i personaggi hanno una loro autonomia».

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