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Bellaria-Igea Marina ■■■□

La città di Bellaria (vedi mappa) si estende a nord del fiume Uso. Al di sotto di via Ravenna (che coincide sostanzialmente con l'antica Via Popilia), e procedendo dal fiume verso nord, si incontrano le seguenti zone:

  • Porto
  • Borgata Vecchia
  • Stazione
  • Cagnona (questa era originariamente una frazione separata dalla città, ma la progressiva urbanizzazione l'ha trasformata in un quartiere periferico).

L'area a monte di via Ravenna costituisce il quartiere di Bellaria Monte

A sud dell'Uso e al di sotto della ferrovia si trova Igea, mentre tutta l'area al di sopra della ferrovia si considera appartenente alla frazione di Bordonchio.

In passato la Borgata Vecchia aveva una "coda" sul lato destro dell'Uso, fra il fiume e l'attuale via Ferrarin, in prossimità dell'ex Macello. Questo borghetto si considerava appartenente al nucleo urbano, non alla campagna di Bordonchio.

 


Adriano Barberini ■■

Adriano Barberini è uno dei più noti rappresentanti del mondo portuale e marinaresco di Bellaria. Già alcuni anni fa è stato intervistato per raccogliere la documentazione inclusa nel volume E mèr (realizzato dalla Provincia di Rimini, a cura di Sanzio Balducci), e un suo profilo si può trovare nell'articolo di Fabio Fiori, pubblicato sul «Corriere» del 03/02/2014. 

Alcuni elementi vocalici

Le parlate di Bellaria sono ricche di dittonghi. Nella parlata di Barberini alcuni di questi tendono a ridursi a monottonghi, ma nella maggior parte dei casi la dittongazione è ancora percepibile.

Esiste comunque un parallelo fra i fonemi vocalici di questa parlata e quella di altre parlate, come ad esempio quella di Marcella Gasperoni (vedi). Qui di seguito sentiamo varie realizzazioni dei fonemi che si trovano, ad esempio, nelle parole corrispondenti alle seguenti:

 «amico» / «finire»   «nudo»  

 «candela» / «avere»
«vino»  

  «coda»  
«palo» 

Si tenga presente che la pronuncia che si può sentire qui di seguito è quella più accurata, o addirittura iperarticolata.

«palo»

Alcuni esempi del dittongo che si trova ad es. in «palo», nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

  1. «il palo (4 volte), mi fa male, il cane, il pane, (io) ho fame, il banco»;
  2. «l'ho tagliato, s'è bagnato, l'ho mangiato, il richiamo, il bianco, è bianco, bianco (2 v.)».

Particolarmente significativa è la seconda serie, il cui il dittongo si trova dopo una consonante palatale. Si consideri, infatti, che si trovano parlate contigue nelle quali tale dittongo non è tollerato in questo contesto fonetico (si veda ad es. la parlata del bellariese Arnaldo Gobbi).

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«candela»

Questo dittongo si trova ad es. nelle seguenti espressioni:

  • «la candela (4 volte), la mela (2 v.), il pelo (2 v.), la bottega, la sera»;
  • «è meglio averne due, averne... due»;
  • «mia cugina, la farina, la gallina, la catena, la vena, le vene»;
  • «(essi) sono in 20, (lui) ha vinto, (lui) è dentro (2 v.)» 

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«avere»

Il dittongo che si trova in «avere, sapere» foneticamente è assai diverso da quello che si trova in «candela» (si veda anche la grafia di Marcella Gasperoni), ma la distribuzione complementare induce a interpretarli come realizzazioni diverse d'un medesimo fonema.

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«vino»

Particolarmente rilevante è il nesso finale che si trova nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

«il vino, un bicchiere di vino, mio cugino, cugino (2 v.), i miei cugini, il mulino (2 v.), mulino, è di San Marino»

Questo nesso deriva certamente dalla trasformazione del dittongo di «candela/avere» davanti alla velare finale, con palatalizzazione della nasale, e la parlata di Marcella Gasperoni (vedi) documenta la fase di transizione. Nella parlata di Barberini l'identità fra i due fonemi è comunque solo etimologica, e attualmente questo è un diverso fonema vocalico.

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«amico»

Questo dittongo si trova ad es. nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

«è il mio amico, il mio amico, amico (2 v.), il filo (2 v.), filo, i peli (2 v.)»

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«finire»

In posizione finale si trova il dittongo che compare, ad esempio, nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

«si può finire (2 volte), si può morire, si può sentire, questi gatti sono tre»

Benché questo dittongo sia foneticamente assai diverso da quello di «amico» (si veda in proposito la grafia di Marcella Gasperoni), la distribuzione complementare induce a interpretarlo come una diversa realizzazione del medesimo fonema.

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«coda»

In altre parlate bellariesi le espressioni seguenti presentano un dittongo esteso (Gobbi lo scrive <àu>, Gasperoni <ào>, Scarponi <òu>), che nella parlata di Barberini s'è ormai ridotto a un monottongo. Le espressioni sono quelle corrispondenti alle seguenti:

  • «la coda (6 volte), coda, il fiore (2 v.), fiore, è il fiore, il dottore, è sopra (2 v.), sono stati loro, loro»
  • «il padrone (3 v.), il limone, facciamo il conto»

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«nudo»

Infine il dittongo che si trova ad es. nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

  • «è nudo, lui è nudo (2 volte), il buco (2 v.), è caduto nel buco, è stato lui, questi gatti sono due»;
  • «i fiori (2 v.), i dottori»;
  • «dammene uno, il fiume, il fumo, i padroni, facciamo i conti» 

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