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Bellaria-Igea Marina ■■■□

La città di Bellaria (vedi mappa) si estende a nord del fiume Uso. Al di sotto di via Ravenna (che coincide sostanzialmente con l'antica Via Popilia), e procedendo dal fiume verso nord, si incontrano le seguenti zone:

  • Porto
  • Borgata Vecchia
  • Stazione
  • Cagnona (questa era originariamente una frazione separata dalla città, ma la progressiva urbanizzazione l'ha trasformata in un quartiere periferico).

L'area a monte di via Ravenna costituisce il quartiere di Bellaria Monte

A sud dell'Uso e al di sotto della ferrovia si trova Igea, mentre tutta l'area al di sopra della ferrovia si considera appartenente alla frazione di Bordonchio.

In passato la Borgata Vecchia aveva una "coda" sul lato destro dell'Uso, fra il fiume e l'attuale via Ferrarin, in prossimità dell'ex Macello. Questo borghetto si considerava appartenente al nucleo urbano, non alla campagna di Bordonchio.

 


Arnaldo Gobbi ■■■

Arnaldo GobbiArnaldo Gobbi è cresciuto nel quartiere della Borgata Vecchia, ed è autore di numerosi testi su Bellaria e il dialetto bellariese. Fra i testi dedicati specificamente al dialetto si possono menzionare i seguenti:

  • S' una rénga e magnèva una famèia (2000)
  • U' iéra una vólta... (2002)
  • A là vaiéun (2003)

Ci sono poi diversi libri dedicati in generale a Bellaria, alla sua storia antica o recente, anche con contenuti dialettali. In particolare ricordiamo i seguenti:

  • Il Duello. Bellaria-Igea Marina. Anni '60-'70. 20 anni di vita politico-amministrativa economica e sociale
  • Da borgata a città. Bellaria-Igea Marina. Cronaca di un secolo.
  • Vacanze a Bellaria-Igea Marina. Breve storia antica e recente della rinomata località turistica - usi e costumi ecc... con Dizionario ragionato Italiano-Dialetto 

Gobbi è anche presidente dell'Accademia Panziniana e autore di alcuni testi su Panzini, fra cui:

  • Alfredo Panzini. Bellariese insigne. La vita privata e pubblica attraverso la sua corrispondenza e le recensioni alle sue opere
  • Il romanzo di Alfredo. La vita privata e pubblica dell'illustre bellariese Alfredo Panzini

Sèt rizèti par intenditéur

Nel libro S' una rénga e mangnèva una famèia c'è un capitolo, intitolato Sèt rizèti par intenditéur, tratto dal Grande Dizionario Gastronomico Romagnolo di G. Quondamatteo, con alcune ricette tradotte e/o adattate per il bellariese. Le riportiamo qui di seguito, con la voce, la grafia e le traduzioni dell'autore.

E Brudèt dé Mòr

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Sóipi si bsarél

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Fartéda d’ómni néud

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Sfòi sàl pumidóri

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Pòl a la campagnóla

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Fasùl sàl códghi

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La pulénta di sgnéur

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Grafia delle vocali e dei dittonghi

Il dialetto di Arnaldo Gobbi è ricco di suoni vocalici particolari, che l'autore ha cercato di rendere con le lettere dell'alfabeto latino, senza usare diacritici e/o formati particolari, per evitare una grafia troppo complicata. Pertanto è utile, per il lettore, farsi un'idea di quale sia la corrispondenza fra la grafia dell'autore e la pronuncia effettiva.

I dittonghi sono distribuiti secondo il seguente schema articolatorio:

   ói     éu  
   òi     àu  
àe 

Si tenga presente che la pronuncia che si può sentire qui di seguito è quella più accurata, mentre nella pronucia corrente e meno accurata (com'è talvolta quella delle lettura dei testi) può risultare più difficile cogliere distintamente i due elementi dei dittonghi.

Si noti inoltre che nei quattro dittonghi più alti Gobbi scrive <i> e <u> il secondo elemento, sebbene talvolta questo elemento sia sensibilmente più aperto di i e u. Nonostante tale variabilità nelle realizzazioni, Gobbi riconosce comunque il fonema.

àe

Alcuni esempi del dittongo che l'autore scrive <àe>. Le espressioni lette corrispondono alle seguenti:

  • «il palo (3 volte), mi fa male (2 v.), lo stivale, è di là nella sala, il ladro»;
  • «il pane, il cane (2 v.), (io) ho fame, fame, il banco»

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è di biènch

In un'ampia area, che include Bellaria e si estende fin oltre Santarcangelo, convivono, anche nella stessa città, parlate che differiscono per la distribuzione del dittongo che questi autori scrivono <àe>. Più precisamente, in alcune di queste parlate non si trova tale dittongo in alcuni contesti fonetici, e al suo posto si trova una “e” d'apertura variabile, che gli autori solitamente scrivono <è> o <é>. Il contesto fonetico che esclude più spesso e più sistematicamente la presenza del dittongo è quello che si produce dopo una consonante palatale. Anche nella parlata di Gobbi in questo contesto non si trova il dittongo<àe>, ma  una vocale che egli scrive <è> (la si confronti, in particolare, col dittongo che si trova negli stessi contesti nella parlata dei concittadini Adriano Barberini e Marcella Gasperoni). Così nel Piccolo Dizionario Italiano - Dialetto bellariese che costituisce il capitolo finale del libro S' una rénga e magnèva una famèia si trovano, ad esempio, le seguenti voci: taiè, biènch, pièn, piènta, cèr, parcè, rincèm, gèra, pasigèda, bagnè, magnèda «tagliare, bianco, piano, pianta, chiaro, apparecchiare, richiamo, ghiaia, passeggiata, bagnare, mangiata».

Qui di seguito si può ascoltare la sua lettura, ripetuta in diverse circostanze, delle seguenti espressioni: «è bianco (3 volte), bianco (2 volte), il richiamo (2 v.), richiamo (3 v.), mangiato, tagliare, tagliata, e un cucchiaio..., parmigiano (4 v.)»

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òi

Gobbi scrive <òi> il dittongo che si trova nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

  • «la candela (2 volte), candela (2 v.), la mela, il pelo, la bottega, la sera»;
  • «la cugina (o cucina), la farina, la gallina»;
  • «la catena, la vena, le vene»;
  • «sono in venti, lui ha vinto, è dentro»;
  • «lo posso avere, si può sapere, potere»;
  • «è meglio averne due, averne... averne due»;
  • «mio cugino, i miei cugini, cuscino, il mulino, il vino, San Marino, tegame (lett. "tegamino")».

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ói

Il dittongo che l'autore scrive <ói> si può sentire nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

  • «il mio amico, il filo, i peli»;
  • «finire, morire, sentire, questi gatti sono tre»

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àu

Il dittongo che l'autore scrive <àu>, nelle espressioni corrispondenti alle seguenti: «la coda, coda (3 volte), il fiore, il dottore, è sopra, loro (3 v.), il padrone, il limone, il conto»

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éu

Infine il dittongo che l'autore scrive <éu>, nelle espressioni corrispondenti alle seguenti: «il buco, (lui) è nudo, nudo, il fumo (2 volte), il fiume, i fiori, i dottori, dallo a lui (lett. "daglielo a lui"), dammene uno, questi gatti sono due, due (masch.), sono ancora a digiuno, noi, i padroni (2 v.), i limoni, i conti»

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