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Bellaria-Igea Marina ■■■□

La città di Bellaria (vedi mappa) si estende a nord del fiume Uso. Al di sotto di via Ravenna (che coincide sostanzialmente con l'antica Via Popilia), e procedendo dal fiume verso nord, si incontrano le seguenti zone:

  • Porto
  • Borgata Vecchia
  • Stazione
  • Cagnona (questa era originariamente una frazione separata dalla città, ma la progressiva urbanizzazione l'ha trasformata in un quartiere periferico).

L'area a monte di via Ravenna costituisce il quartiere di Bellaria Monte

A sud dell'Uso e al di sotto della ferrovia si trova Igea, mentre tutta l'area al di sopra della ferrovia si considera appartenente alla frazione di Bordonchio.

In passato la Borgata Vecchia aveva una "coda" sul lato destro dell'Uso, fra il fiume e l'attuale via Ferrarin, in prossimità dell'ex Macello. Questo borghetto si considerava appartenente al nucleo urbano, non alla campagna di Bordonchio.

 


Marcella Gasperoni ■■■

Marcella GasperoniMarcella Gasperoni vive a Bellaria, ma è cresciuta a Igea Marina, in una famiglia legata all’ambiente marinaro.

Nel 2012 ha vinto il concorso “La Pignataza” di Castel Bolognese con la poesia La malatì, pubblicata su «la Ludla» di Novembre-Dicembre 2012, p. 15.

Nello stesso anno ha pubblicato la sua prima raccolta, Bujàm (1ª ed. 2012, 2ª ed. 2014), recensita da Paolo Borghi ne «la Ludla» di Maggio 2013 (p. 16).

Nel 2013 e nel 2014 due sue poesie sono state segnalate al concorso “L’Antica Pieve”.

Nel 2014 ha pubblicato la sua seconda raccolta, E’ trusgòl

Una sua breve antologia si può trovare sul sito dell'Argaza nella sezione “Poeti della Ludla”.


Bujm

La veta

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Veli darznt

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Al purzi

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Una pisera

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I marinr

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Li

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La lona rssa

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Bujm

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E trusgl

La mi znna

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Nursing-Express

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La malat

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La giostra ad Mimo

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Inediti

La rumbta

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Grafia delle vocali e dei dittonghi

Il dialetto di Marcella Gasperoni è ricco di suoni vocalici particolari, che l'autrice ha cercato di rendere con le lettere dell'alfabeto latino, senza usare diacritici e/o formati particolari, per evitare una grafia troppo complicata. Pertanto è utile, per il lettore, farsi un'idea di quale sia la corrispondenza fra la grafia dell'autrice e la pronuncia effettiva.

I dittonghi sono distribuiti secondo il seguente schema articolatorio:

 óe/ói     éo  
 òe/òi     ào  
àe 

Si tenga presente che la pronuncia che si può sentire qui di seguito è quella più accurata, o addirittura iperarticolata (quando l'autrice vuol far sentire distintamente i due elementi dei dittonghi), mentre nella pronucia corrente e meno accurata (com'è talvolta quella delle lettura dei testi) può risultare più difficile cogliere distintamente i due elementi dei dittonghi.

e

Alcuni esempi del dittongo che l'autrice scrive <àe>. Le espressioni lette corrispondono alle seguenti:

  1. «il palo (2 volte), mi fa male, il cane, il pane, (io) ho fame, il banco»;
  2. «tagliare, il fiato, il pagliaio, il diavolo, il viale, fa piano, Montiano, è bianco (2 v)»;
  3. «è chiaro (2 v.),  un povrero cristiano, Sebastiano, il richiamo»;
  4. «la ghiaia»;
  5. «mangiare».

Particolarmente significative sono le serie successive alla prima, il cui il dittongo si trova dopo una consonante palatale (a partire dall'approssimante /j/, che solitamente viene scritta <i>, seguendo l'uso dell'italiano). Si consideri, infatti, che si trovano parlate contigue nelle quali il dittongo <àe> non è tollerato in questo contesto fonetico (si veda ad es. la parlata del bellariese Arnaldo Gobbi). La stessa autrice riconosce stabilmente la presenza del dittongo in questo contesto, e la esprime graficamente. Ad esempio in Bujàm (ed. 2014) si trova:

  • rasajàe (p. 28), la s gunfiàeva (p. 44), piàen piàen (pp. 28, 76), furiàen (p. 45), biàench (p. 84), biàenchi (p. 52);
  • ciàer (pp. 76, 80), ciàera (p. 64), ciàeri (p. 24), ramaciàe (p. 16); 
  • cumpagnàe (p. 81)
  • cagl’j àelti (p. 44)

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e

Il dittongo che l'autrice scrive <òe>, nelle espressioni corrispondenti alle seguenti:

  • «la candela (2 volte), la mela, il pelo (2 volte), la bottega, la sera»;
  • «è meglio averne due, averne»;
  • «mia cugina, la farina, la gallina, la catena, la vena, le vene»;
  • «(essi) sono in 20, (lui) ha vinto, (lui) va dentro» 

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i

In posizione finale al posto del dittongo che <òe> si trova un dittongo che l'autrice scrive <òi>. Le espressioni lette corrispondono alle seguenti: «avere (2 volte), potere, sapere».

(Nota tecnica: data la distribuzione complementare, fonologicamente questo dittongo più esteso può essere interpretato come realizzazione in posizione finale del dittongo che in posizione mediana ha la realizzazione che l'autrice scrive <òe>, ma tale interpretazione risulta complicata dalle realizzazioni davanti a nasale finale, di cui al punto successivo).

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in (gn)

Il dittongo che l'autrice scrive <òi> si può trovare anche davanti a una nasale finale, per cui si ha il nesso <òin>. Questo nesso tuttavia tende a trasformarsi nel modo seguente: il dittongo si riduce a un monottongo, perdendo il secondo elemento, e la nasale si palatalizza. Si ha così un nesso che l'autrice di solito non esprime graficamente nelle sue opere, ma che eventualmente scriverebbe <ògn>.

Le espressioni lette, nelle diverse varianti (anche con alcune varianti intermedie) corrispondono alle seguenti: «il cugino, mio cugino, i miei cugini, cugino (2 volte), il mulino (2 v.), mulino, il mulino (2 v.), vado a prendere il vino, il vino, vino».

(Nota tecnica: nonostante alcune oscillazioni, sembra di poter dire che questo in origine sia stato l'esito davanti alla velare in posizione finale). 

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e

Il dittongo che l'autrice scrive <óe> si può sentire nelle espressioni corrispondenti alle seguenti: «il mio amico, l'amico (2 volte), il filo (2 v.), i peli (2 v.)»

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i (i)

Questo dittongo si trova solo in posizione finale. L'autrice solitamente lo scrive <ói>, ma se avesse adottato una grafia più complicata, con l'uso dei diacritici, probabilmente l'avrebbe scritto <öi>. Le espressioni lette corrispondono alle seguenti: «è finito, finire, morire, sentire».

(Nota tecnica: questo dittongo, trovandosi solo in posizione finale, è in distribuzione complementare con quello che l'autrice scrive <óe>, per cui fonologicamente si può interpretare come una realizzazione del medesimo fonema).

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o

Il dittongo che l'autrice scrive <ào>, nelle espressioni corrispondenti alle seguenti: «la coda, il fiore (2 volte), il dottore, è sopra, il padrone (2 v.), il conto»

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o

Infine il dittongo che l'autrice scrive <éo>, nelle espressioni corrispondenti alle seguenti: «il buco, (lui) è nudo, il fumo, il fiume, i fiori (2 volte), i dottori, i padroni (2 v.), facciamo i conti...»

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